Lo schiaffo

Le modalità opache della nascita e del funzionamento dell’euro non attutiscono lo schiaffo che il governo ha preso a Bruxelles sulla Legge di stabilità. I dietrologi di giornata si chiedono se Olli Rehn faccia il gioco degli euroscettici e di chi vuol correre alle elezioni.
18 AGO 20
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Le modalità opache della nascita e del funzionamento dell’euro non attutiscono lo schiaffo che il governo ha preso a Bruxelles sulla Legge di stabilità. I dietrologi di giornata si chiedono se Olli Rehn faccia il gioco degli euroscettici e di chi vuol correre alle elezioni. E’ il solito non guardare alla luna, ma al dito. Enrico Letta sapeva che da quest’anno le manovre di bilancio sono soggette al vaglio preventivo della Commissione previsto dal “two pack” firmato anche dall’Italia a febbraio: eppure ha voluto presentare al Parlamento un testo che oltre a essere nell’opinione generale all’acqua di rose era aperto, cioè esposto agli spifferi dei partiti, infatti gli emendamenti di ogni sorta sono stati oltre 3 mila. Bruxelles contesta che non c’è riduzione del debito, né tagli della spesa pubblica, né garanzia che l’Italia rispetti il tetto del tre per cento di deficit. Letta risponde che “il debito sta già scendendo”. Ma dove? La Banca d’Italia registra il record di 2.068 miliardi. I tagli si erano timidamente affacciati per i costi dell’apparato sanitario (non alle cure mediche): cancellati. Quanto al deficit, abbiamo l’Istat che contraddice il Tesoro. Decimali? No, cre-di-bi-li-tà. Ora fonti di Via Nazionale dicono che la bocciatura era nota da 15 giorni, che si era cercato di convincere a blindare la manovra con la fiducia, che il verdetto è stato anticipato da Rehn a Fabrizio Saccomanni durante un faccia a faccia di giovedì. Letta era però a Lipsia al congresso della Spd, e annunciava che “l’Italia ce l’ha fatta, ora tocca alla Germania”. Coronamento di consensi europei “incassati” sui migranti, sui giovani, sullo sviluppo (?). Ma, pare, non sulla dura azione di governo (che non c’è).